le difficolta' e la solitudine delle malattie psichiatriche

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Le difficoltà e la solitudine delle malattie psichiatriche

 

Malattie psichiche: la cattiveria dello stigmadi Roberto Calò
Ci sono persone il cui percorso di vita entra in un certo momento, in un labirinto pauroso nel quale rimane per molto tempo. E la loro mente rimane intrappolata in una realtà grigia dove la malinconia e la tristezza e altri stati emotivi, alterano la natura primitiva. Così il carattere ereditario si scontra con un ambiente ostile che tende ad aggredire la persona dal punto di vista psichico e ad ostacolarne la vita.E’ un rafforzamento negativo di quel processo di selezione naturale della specie ideato da Charles Darwin, visto qui in chiave psicologica. La malattia psichica è una condizione di rottura con l’esperienza vissuta prima, ed è diffusissima in tutte le sue varianti (schizofrenia, disturbo bipolare, depressione, ecc.) nella popolazione mondiale. A differenza delle malattie fisiche, quella psichiatrica è ancora vista come innaturale e come motivo di scandalo non tanto verso il comportamento in sè di chi è colpito, ma er quanto riguarda la relazione con essi.Si temono le reazioni, i pensieri e le intenzioni che sono state propagandate da un immaginario collettivo, che colloca il paziente psichiatrico in un non luogo o meglio, in un luogo di mezzo fra la diversità e l’alienazione. Una parola che può definirli è: anormali. Non importa il grado di recupero individuale e per questo motivo la riabilitazione, se pur totale, di alcuni individui, viene considerata con sospetto.Lo stigma non è altro che l’allontanamento di certe persone che perdono valore sociale in tutti i settori competitivi dove l’uomo sano è privilegiato. Le categorie protette, ossia i portatori di handicap fisici e mentali, hanno una priorità soprattutto teorica ma, nella pratica, trovano un muro di diffidenza e ipocrisia, e lo Stato non dà abbastanza importanza alla loro mobilità lavoratva, sociale e creativa. E così nonostante una facciata di integrazione nel mondo normale, e nonostante un profitto ed un merito veramente validi, si innalza dietro di loro lo spettro del fallimento. Non solo quello interiore, ma soprattutto quello additato dagli altri verso di loro.E così l’utilità percepita dal malato viene manipolata da un teatrino di ipocrisia sociale che la considera di secondo livello o meglio ancora, una sorta di stravaganza o stranezza. E se pur emerge un talento da un animo provato dall’esperienza di malattia mentale, lo sforzo per renderlo autonomo e fonte di gratificazione personale, deve superare le gravissime prove dello stigma che diviene un soffocamento delle risorse psichiche riemerse e una vera e propria seconda malattia.In una società come la nostra,competitiva e aggressiva non c'è spazio per le persone deboli che avrebbero la necessità di percorrere la loro esistenza con una cadenza ben diversa,se si hanno problemi di questa natura,che siano saltuari o cronici si va automaticamente fuori giri e il vortice non può che far peggiorare la situazione già delicata.Per quanto la legge Basaglia abbia chiuso i lager che detenevano la stragrande maggioranza delle persone malate,e siano state sostituite da ricoveri ospedalieri e da strutture idonee e più umane,il ritorno alla vita di tutti i giorni per costoro appare problematico,poichè le difficoltà da affrontare sono gravose per le persone dotate di un certo equilibrio e sono guai a cadere in difficoltà anche per quest'ultimi.P.s.Vorrei ricordare la memoria del grandissimo Dottor Franco Basaglia nell'anniversario della sua dipartita di 33 anni fa.