ATTIVITA’ FISICA: IL SUPERFARMACO CONTRO LA DEPRESSIONE

ATTIVITA’ FISICA: IL SUPERFARMACO CONTRO LA DEPRESSIONE

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depressione

Le persone che oggi nel mondo soffrono di depressione sono 330 milioni, in Europa 60, in Italia oltre 8 milioni. L’OMS considera che nel 2020 sarà la seconda malattia più debilitante, immediatamente alle spalle della cardiopatia ischemica, causata da ipertensione e arterosclerosi coronarica. Se tuttavia si tiene presente la sola fascia d’età compresa tra i 15 e 44 anni, ecco che fin da ora, troviamo saldamente in testa a questa speciale classifica proprio quello che gli scienziati hanno definito il male del terzo millennio. Ma purtroppo anche i giovani e giovanissimi non ne sono esenti, tant’è che sempre in Italia il numero di casi tra gli adolescenti è quasi del 10%, dato che purtroppo coincide con il numero di suicidi che ogni anno si verificano tra chi ha ancora tutta una vita davanti.

I SINTOMI — Inizialmente si percepisce solo un vago senso di tristezza che poi, via via, si trasforma nell’incapacità di prendere decisioni, di provare interesse per qualsiasi cosa, di coltivare e mantenere relazioni sociali ed affettive, fino ad arrivare, al totale distacco dalla realtà. Questi i sintomi a livello psichico, ma anche l’organismo viene alla lunga corroso dal male oscuro: stanchezza, inappetenza, insonnia i disturbi più frequenti. Le cause e le cure: dall’infinità di studi effettuati sull’argomento risulta che dietro la depressione non ci sia una sola e univoca causa scatenante, bensì un cocktail di influssi genetici, biologici e psicologici, combinati tra loro e spesso con eventi stressanti. Certamente, non è provocata né dalla scarsa buona volontà, né tantomeno da una debolezza caratteriale, come in molti, specie chi non l’ha mai provata, spesso presuntuosamente sentenziano. Una ‘diagnosi’ che in effetti non ci tranquillizza molto, se poi a ciò si aggiunge il fatto che i farmaci antidepressivi abitualmente utilizzati aiutano parecchio a ridurre i sintomi, che tuttavia riappaiono nel momento stesso in cui si sospendono, ecco che l’apprensione aumenta.

I RIMEDI: ANCHE L’ESERCIZIO FISICO — Fortunatamente vi sono indagini biochimiche estremamente attuali e dettagliate che dimostrano come nei pazienti depressi siano sempre presenti nel sangue da un lato un elevato livello di cortisolo, il noto ormone dello stress, e dall’altro bassi livelli di due neurotrasmettitori, l’acetilcolina e le endorfine, definiti “gli ormoni della felicità”. Una solida base da cui partire. E così hanno fatto i ricercatori del reparto di psichiatria della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, con uno studio pubblicato sul Journal of Preventive Medicine, in cui per la prima volta si dimostra ‘scientificamente’ come l’esercizio fisico possa essere un potente antidepressivo, usato addirittura in sostituzione dell’eventuale secondo farmaco, spesso utilizzato quando la terapia iniziale non riduce i sintomi della patologia. Gli scienziati texani, consapevoli del fatto che la pratica di un’attività fisica rappresenta un naturale rimedio per riattivare la capacità fisiologica del nostro cervello di secernere i predetti ormoni e, nel contempo, controllare la produzione di cortisolo, hanno avviato una sperimentazione su un gruppo di volontari depressi – una media di 7 anni – e di età compresa tra i 18 e i 70 anni, che non avevano ottenuto risultati con l’assunzione di farmaci antidepressivi. Divisi in due gruppi, hanno eseguito esercizi fisici di differente intensità per 12 settimane, esercitandosi su tapis roulant, cyclette o entrambi. Durante gli esercizi utilizzavano un cardiofrequenzimetro e dovevano tenere un diario su cui riportare la frequenza e la durata delle sedute. Al termine dello studio, i dati raccolti e analizzati su una base di valutazione psichiatrica hanno mostrato che il 20% dei partecipanti aveva trovato giovamento e mostrato miglioramento nei sintomi depressivi; e quasi il 30% di entrambi i gruppi aveva addirittura mostrato una remissione completa della depressione.

LA TIPOLOGIA — Che tipo di esercizio è meglio fare? Certamente tutte le attività aerobiche (footing, jogging, bicicletta o step), senza trascurare il potenziamento, eseguite almeno per 30 minuti o più al giorno, per 3-5 giorni alla settimana. Vi sono poi alcune attività sportive particolarmente indicate. Certamente la danza se praticata liberamente e con creatività, e tutti gli sport di squadra, se la componente agonistica non è eccessiva, e le arti marziali dall’aikido al judo. L’ideale é l’esercizio di uno sport di resistenza, alternato ad uno sport di squadra o ad uno sport marziale.

Con mille passi al giorno allontani depressione e Alzheimer di Serena Zoli

Con mille passi al giorno allontani depressione e Alzheimer

E’ un “miracolo” dello sport confermato da nuove ricerche. Muoversi, fare sport è uno dei più potenti, se non il più potente, preventivi dell’Alzheimer. Anche la danza ha mostrato effetti benefici. Importante è ripetere quotidianamente l’impegno fisico e aumentarlo progressivamente
Attività fisica
Attività fisica
Che l’esercizio fisico faccia bene è notorio. Non altrettanto noto che faccia bene, e tanto, alla salute mentale. Depressione e non solo: dà grandi risultati addirittura  contro l’Alzheimer.Lo spunto per rilanciare il tema viene da una ricerca dell’Università svedese di Orebro dove a un gruppo di adolescenti o un po’ depresse o con vari disturbi fisici psicosomatici è stato fatto frequentare un corso di danza due volte alla settimana per otto mesi. Alla fine sono state confrontate con un gruppo di loro coetanee  “non danzante” e si è visto che risultavano molto migliorate nel fisico e nell’umore e con un’autostima più alta rispetto alle altre. E quel che è ancora più degno di nota è che in parte la differenza tra i due gruppi persisteva un anno dopo la fine del corso di danza.

Questo dato sembra cozzare contro i risultati di altre due ricerche, una di San Paolo in Brasile e una della canadese McMaster University, condotte però sui topi: in ambedue i casi i ricercatori hanno constatato migliorate abilità mentali nei ratti dopo una decina di settimane di costante esercizio fisico. Tuttavia hanno visto sfumare questo beneficio nel giro di 3, massimo 6 settimane. Il cervello è tornato com’era prima.

RISULTATI  DURATURI? - Come mai questa differenza? E’ dovuta solo al fatto che qui si trattava di animali e là di esseri umani? Lo chiediamo al professor Andrea Fagiolini, ordinario di psichiatria all’Università di Siena che sta conducendo da un anno e mezzo proprio una ricerca sull’esercizio fisico con 160 pazienti in remissione da una fase depressiva. «Nell’indagine svedese non c’è solo la danza», osserva, «che è un’attività fisica eccellente, ma ci sono anche la musicoterapia, l’interazione di gruppo, tutti elementi a valenza antidepressiva.  Da cui saranno nati nuove amicizie, nuovi progetti prolungati nel tempo: perché se la depressione  instaura un circolo vizioso di cose che vanno male, lo star bene può avviare un circolo virtuoso. Ecco che cosa penso sia accaduto con le giovani danzatrici».

Ma che l’esercizio fisico abbia una notevole forza preventiva della depressione è cosa ormai accertata, sottolinea il professor Fagiolini. «Può avere una certa efficacia anche nella fase acuta, purché non sia tale da togliere forze e voglia al malato. Bastano 30 minuti al giorno di camminata o di ginnastica dolce. Fanno migliorare gli apparati immunitari ed endocrino e modulano le endorfine che alimentano il senso di benessere. L’ideale è cominciare con gradualità: per esempio 1.000 passi al giorno e poi crescere via via fino a 8-10.000, circa 45 minuti. Meglio fare lo sport con un accompagnatore, che serve da rinforzo, oppure comprarsi un contapassi così si è motivati a  misurarsi».

MEGLIO TUTTI I GIORNI - Altri consigli. Vanno bene anche nuoto, ginnastica a corpo libero, qualunque sport aerobico (non aerobico è per esempio il sollevamento pesi). Inoltre, osserva lo specialista senese, se per la medicina dello sport va bene anche fare esercizio a giorni alterni, nel caso di profilassi della depressione meglio tutti i giorni in quanto crea “abitudine” che poi, dopo un certo tempo, diventerà “necessità”.

Con questi principi Fagiolini conduce il suo studio che terminerà tra 6 mesi . «Già ora siamo impressionati da come uno stile di vita sano (diamo indicazioni e tabelle anche per l’alimentazione e il sonno) possa influire sulla risposta psichiatrica: c’è un beneficio enorme come benessere generale e calano le ricadute».

ALZHEIMER DIMEZZATO - E per l’Alzheimer? Che speranze dà l’esercizio fisico? «Grandissime», risponde a sorpresa Andrea Fagiolini. «Muoversi, fare sport è uno dei più potenti, se non il più potente, preventivi dell’Alzheimer. Ci sono stati due studi con moltissimi volontari tra i 40 e 60-65 anni e si è visto che con l’esercizio fisico almeno 2-3 volte alla settimana l’incidenza dell’Alzheimerdiminuisce del 50%. Che è un risultato incredibile. Si riduce la formazione di placche di amiloide, che sono il tratto distintivo della malattia. Naturalmente parliamo di chi è predisposto: il suo rischio si dimezza».

Serena Zoli

le difficolta' e la solitudine delle malattie psichiatriche

Le difficoltà e la solitudine delle malattie psichiatriche

 

Malattie psichiche: la cattiveria dello stigmadi Roberto Calò
Ci sono persone il cui percorso di vita entra in un certo momento, in un labirinto pauroso nel quale rimane per molto tempo. E la loro mente rimane intrappolata in una realtà grigia dove la malinconia e la tristezza e altri stati emotivi, alterano la natura primitiva. Così il carattere ereditario si scontra con un ambiente ostile che tende ad aggredire la persona dal punto di vista psichico e ad ostacolarne la vita.E’ un rafforzamento negativo di quel processo di selezione naturale della specie ideato da Charles Darwin, visto qui in chiave psicologica. La malattia psichica è una condizione di rottura con l’esperienza vissuta prima, ed è diffusissima in tutte le sue varianti (schizofrenia, disturbo bipolare, depressione, ecc.) nella popolazione mondiale. A differenza delle malattie fisiche, quella psichiatrica è ancora vista come innaturale e come motivo di scandalo non tanto verso il comportamento in sè di chi è colpito, ma er quanto riguarda la relazione con essi.Si temono le reazioni, i pensieri e le intenzioni che sono state propagandate da un immaginario collettivo, che colloca il paziente psichiatrico in un non luogo o meglio, in un luogo di mezzo fra la diversità e l’alienazione. Una parola che può definirli è: anormali. Non importa il grado di recupero individuale e per questo motivo la riabilitazione, se pur totale, di alcuni individui, viene considerata con sospetto.Lo stigma non è altro che l’allontanamento di certe persone che perdono valore sociale in tutti i settori competitivi dove l’uomo sano è privilegiato. Le categorie protette, ossia i portatori di handicap fisici e mentali, hanno una priorità soprattutto teorica ma, nella pratica, trovano un muro di diffidenza e ipocrisia, e lo Stato non dà abbastanza importanza alla loro mobilità lavoratva, sociale e creativa. E così nonostante una facciata di integrazione nel mondo normale, e nonostante un profitto ed un merito veramente validi, si innalza dietro di loro lo spettro del fallimento. Non solo quello interiore, ma soprattutto quello additato dagli altri verso di loro.E così l’utilità percepita dal malato viene manipolata da un teatrino di ipocrisia sociale che la considera di secondo livello o meglio ancora, una sorta di stravaganza o stranezza. E se pur emerge un talento da un animo provato dall’esperienza di malattia mentale, lo sforzo per renderlo autonomo e fonte di gratificazione personale, deve superare le gravissime prove dello stigma che diviene un soffocamento delle risorse psichiche riemerse e una vera e propria seconda malattia.In una società come la nostra,competitiva e aggressiva non c'è spazio per le persone deboli che avrebbero la necessità di percorrere la loro esistenza con una cadenza ben diversa,se si hanno problemi di questa natura,che siano saltuari o cronici si va automaticamente fuori giri e il vortice non può che far peggiorare la situazione già delicata.Per quanto la legge Basaglia abbia chiuso i lager che detenevano la stragrande maggioranza delle persone malate,e siano state sostituite da ricoveri ospedalieri e da strutture idonee e più umane,il ritorno alla vita di tutti i giorni per costoro appare problematico,poichè le difficoltà da affrontare sono gravose per le persone dotate di un certo equilibrio e sono guai a cadere in difficoltà anche per quest'ultimi.P.s.Vorrei ricordare la memoria del grandissimo Dottor Franco Basaglia nell'anniversario della sua dipartita di 33 anni fa.

Psicosi

Sintomatologia

I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi diformadelpensiero, disturbi dicontenutodel pensiero, e disturbi della sensopercezione. Si distinguono anche in "positivi", caratterizzati da espansione della percezione e della sensazione (deliri, allucinazioni, ecc.), e "negativi", caratterizzati da introiezione ed iporeattività (sintomi autistici, catatonia, isolamento, ecc.).

  • Disturbi di forma del pensiero: alterazioni del flusso ideativo fino all'"insalata di parole" ed all'incoerenza; alterazioni dei nessi associativi, come la paralogia, la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;
  • Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente delirante (deliri, spunti interpretativi);
  • Disturbi della sensopercezione: dispercezioni ed allucinazioni uditive (a carattere imperativo, commentante, denigratorio o teleologico), visive, olfattive, tattili, cenestesiche, geusiche.

Di queste tre categorie di sintomi, il disturbo del contenuto del pensiero (delirio) è quello caratterizzante tutti i quadri psicotici; infatti nei disturbi psicotici dell'umore le allucinazioni possono essere assenti, così come nel disturbo delirante cronico (Paranoia) non si osservano evidenti disturbi della forma del pensiero.

Tali sintomi possono presentarsi sotto forma di episodi in diverse altre condizioni: